La celeberrima fiaba, scritta da Perrault alla fine del ‘600 con una trama terribile e poi ripresa dai Grimm nell’800, è nota soprattutto per la serena versione cinematografica di Walt Disney.
Lo spettacolo portato dalla Compagnia Pupi di Stac (Firenze) è interpretato dai burattini (questa volta eccezionalmente senza gambe) e ambientato in un grande Castello pieno di torri, terrazzi, spalti e stanze segrete. Qui vivono il Re e la Regina insieme a molti servitori. Berto e Faustina, camerieri, con la cuoca e lo stalliere, servi sciocchi, assistono alla vicenda e interagiscono con il pubblico dei bambini sdrammatizzando le scene più paurose ed emozionanti. Non mancano certamente le Fate buone e la Fata cattiva, il Principe a cavallo e la vecchia tessitrice con il fuso. Così come non mancherà un’ultima inattesa emozione prima del necessario lieto fine.
I buffi servitori non fanno a tempo a presentarsi che arriva il Re raggiante di gioia: è nata finalmente una bambina, si chiama Rosaspina e si dovrà fare una gran festa. Il Cameriere Berto si mette al lavoro, ma c’è un problema: le fate da invitare sono 13 e il servito bello è da 12. Si decide di non chiamare la più vecchia che da tempo non si vede, forse è già morta e incantata. La Regina col Re e la neonata assistono compiaciuti alla sfilza di strani regali che le fate ad una ad una porgono alla piccola. All’improvviso piomba al castello la fata più anziana: è viva e vegeta ed è infuriata. Il suo regalo è una profezia: a vent’anni la ragazza si pungerà con un fuso e ne morrà.
L’ultima fata buona fa in tempo a mitigare il destino di Rosaspina, non morrà ma dormirà 100 anni e potrà svegliarsi con un bacio d’amore. Il Re fa bruciare tutti gli arnesi da filatura e tessitura, ma nell’ultima stanza del castello una vecchia tessitrice ha ancora un fuso.
Passano 20 anni e la giovinetta non può evitare di pungersi e cadere addormentata assieme a tutti gli abitanti del palazzo. La fata/strega allora ricopre il maniero di piante e spine; mette a guardia della camera della ragazza un tremendo serpente e ne nasconde la chiave.
Un principe, cent’anni dopo, è incuriosito dallo strano aspetto del castello, vi penetra e riesce ad ammansire il serpente con l’aiuto del pubblico. Incoraggiato poi dai bambini bacia la ragazza e la fa risvegliare. La strega non si dà per vinta e ci vuole una bella bastonatura da parte di Berto per farla fuggire per sempre e lasciare spazio al gran finale.
Compagnia Pupi di Stac (Firenze)
di: Enrico Spinelli da tradizione europea (Basile, Perrault, Grimm)
burattini e scene: Roberta Socci
regia: Enrico Spinelli